[...] Esito ulteriore di questo nuovo capitolo sono le opere esposte nella project room della galleria Riccardo Costantini. “6200 bar” è l’indicazione di una misura: quella della pressione, fortissima, necessaria affinché l’acqua riesca a tagliare il metallo. Le cinque opere esposte sono oggetti di alluminio o di acciaio sulla cui superficie sono state incise, impiegando la tecnologia Waterjet, sedici lettere che compongono la frase un’idea di scultura. Si tratta di oggetti di recupero (eliche di motoscafo) o avanzi di officina (barre), comunque derivati da un’operazione indicale di sapore duchampiano: l’artista trova la scultura dove c’è già e la sceglie. Non l’atto dello scolpire, dunque, ma un procedimento scultoreo che però mantiene un criterio formale nell’attenzione per i valori plastici che l’oggetto possiede.
Su di essi agisce la forza dell’acqua. In passato fisicamente presente nelle opere di Iuliano, perpetuamente mobile dentro vasche di metallo, l’acqua è ora una presenza indiretta che si manifesta nella sua potenza massima. La storia dell’oggetto può entrare in gioco: progettata per fendere l’acqua, l’elica è a sua volta tagliata dal getto d’acqua. L’occhio ne percorre le curvature seguendo le lettere, compiendo a sua volta un procedimento scultoreo che riconduce il concetto nella forma, realizzandone una superiore unità. Unità di opposti: dopo l’acqua, il fuoco scalda i contorni delle eliche sfumandole di blu.
di Emanuela Termine




