Gli oggetti con cui abbiamo commercio quotidiano sono sovraccarichi di segni.
Nulla esiste realmente se non è dotato di un codice alfanumerico, di un QR-code o di un marchio che indichino l’anagrafica dell’oggetto, la sua provenienza, la sua destinazione, la pericolosità, la sua essenza codificata.
Di per sé l’oggetto è irriconoscibile e irreale se non può essere tracciato e allacciato alle maglie socioeconomiche attraverso i nodi segnici che lo affollano. Enrico Iuliano scava attraverso questo palinsesto semantico, liberando l’artefatto dai vari strati di significato per disvelare l’oggetto autentico, la nuda materia formata che può essere colta solo sul piano estetico, nella dimensione della immediata sensorialità.
Grazie a questo scavo, i segni-merce sono riportati allo status di prodotto merce, quindi a quello di utensili dotati di valore d’uso, infine alla limpidezza di oggetti puri e semplici.
In tale rinnovata verginità, essi sembrano precipitati concreti di idee platoniche, apparizioni tangibili di archetipi che per qualche motivo sono passati dall’esistenza virtuale nell’Iperuranio ad incarnarsi sulla terra.
In Time Timed la soglia che l’autore invita ad attraversare è quella tra dimensioni temporali alternative. Nell’area che circonda l’opera, il tempo si ripete lentamente, come una litania, dilatando le attese e il respiro. Di colpo questo tempo rituale si ferma, mentre noi, oramai abituati al suo ritmo, siamo repentinamente rigettati nel tempo ordinario, riconoscendo proprio in quell’istante la sua straordinarietà.
Michele Bramante



