Fontane

Le fontane di Iuliano nascono dal sistema tecnologico delle pompe a immersione, usato come dispositivo primordiale che fa scorrere e circolare l’acqua nelle installazioni.L’acqua è elemento vitale, connesso ai fluidi del corpo e alla memoria energetica, e viene spesso connotata da un colore rosso intenso che richiama sangue, calore, tensione organica.Questo rosso può essere letto in chiave drammatica o poetica, aprendo un ventaglio di interpretazioni che va dal trauma al rito, dalla ferita alla rigenerazione.
Le fontane non sono mai semplici oggetti funzionali ma archetipi del flusso: ciò che passa, attraversa, lascia tracce e al tempo stesso purifica.Il sistema di tubi, pompe, condotti mette a nudo una sorta di corpo aperto, dove si intravede un “sistema nervoso e muscolare” fatto di metallo, liquidi e innesti meccanici.In questo modo la fontana diventa organismo vivo, dotato di respiro e dinamismo interno, più vicino a un corpo che a un arredo urbano.La tecnologia resta volutamente semplice, quasi banale, per mostrare il lato più originario della macchina e far emergere la dimensione simbolica del fluire.Il passaggio dell’acqua rilegge l’eredità della città industriale (tubi, scarti, ferri) trasformandola in circuito poetico, dove il rifiuto si nobilita in fonte di energia visiva.
Le fontane operano sul crinale tra concreto e metafisico: da un lato rumore, odore, vista del liquido; dall’altro la sua carica narrativa legata al tempo che scorre.
Sono dispositivi che non danno risposte ma generano interrogativi su lavoro, memoria, corpo, trasformando la pratica dello sguardo in partecipazione al flusso.Nel dialogo con lo spazio espositivo, queste fontane instaurano una relazione sacrale, come piccoli altari fluidi che reagiscono al genus loci e agli equilibri architettonici.L’acqua in movimento crea un corto circuito tra pesantezza dei materiali industriali e leggerezza del gesto liquido, tra massa e trasparenza.
In tal modo le fontane diventano il luogo del passaggio: tra oggetto funzionale e simbolo, tra memoria del passato e presente dell’azione, tra ciò che vediamo e ciò che immaginiamo.

Sintesi di un testo di Gianluca Marziani​ (Ai Perplexity)