Sfera di cristallo
di Nico Orengo, dicembre 2006
Sospendere la scrittura, cercare la direzione verso cui orientarla.
E’ una attesa, quella che ci offre Enrico Iuliano. Una attesa che porta con se quel tanto di ludico che negli anni e nei suoi lavori abbiamo, di volta in volta, conosciuto.
Il pennino sotto vuoto, il pennino chiuso in una sfera, può anche essere letto come una sfida a sospendere la comunicazione, a non imbrattare di scrittura lo spazio circostante. Ma può volerci dire anche l’esatto contrario ed innalzare un vero e proprio inno alla scrittura, dando sacralità ad uno strumento insostituibile. L’ambiguità è una componente dell’ironia e nell’arte del ‘900 un segno forte. Scrittura o non scrittura, quel pennino, puntato come la barra di un timone potrebbe essere un ricordo d’infanzia, un ricordo di scuola, l’emergere da un cassetto di quello che fu il primo pennino usato per imprimere le lettere di un alfabeto mai più dimenticato: il mezzo per sconfiggere il vuoto e segnare la propria esistenza. Ecco allora che il pennino viene prima del pennello, viene prima, simbolicamente, della pittura. Concettualmente prima della pittura. Razionalmente prima della pittura. Quella piccola sfera non potrebbe contenere frammenti di scarabocchi di una lontana infanzia: sarebbe un gesto feticista.
E’ la scrittura che guida le civiltà, le espande, le interroga, le incalza. Ora quel pennino sta lì, carico di tutte le possibili esperienze, testimone di tutte le possibili biblioteche. Borghesianamente ha già scritto la Bibbia e Il Corano, l’IIiade e L’Odissea, I viaggi di Marco Polo e Le Mille e una Notte e il Don Chisciotte, tutto il teatro di Shakespeare, la formula della relatività e quella della Penicillina, la formula dell’acqua e dell’atomica, i dialoghi di Chaplin e quelli di Paperino, le parole d’amore di Ava Gardner e di Brigitte Bardot, le canzoni di Elvis Presley e dei Beatles. E perché no, anche queste righe qui: sospendere la scrittura, cercare la direzione verso cui orientarla. E’ una attesa quella...


